Se potessi fare a modo mio, ogni idiota che se ne va attorno con cotesto “Buon Natale” in bocca, avrebbe a esser bollito nella propria pentola e sotterrato con uno stecco di agrifoglio nel cuore. Sì, proprio!”

Neve, freddo, il fascino e il degrado della Londra del 1843, in cui povertà, miseria, analfabetismo erano caratteristiche comuni. E chi se non la penna di Charles Dickens a narrare le vicende di quei “vinti” che portano con sé un bagaglio colmo di tristezza, ma anche di speranza? E quale storia se non il Canto di Natale per racchiudere riflessioni, magia e sentimento?

Il Canto di Natale è una delle opere più popolari di Charles Dickens. Portare in scena oggi un’opera come questa non è solo un pretesto per raccontare il Natale, passato o presente che sia, ma è il pretesto per portare alla luce il tessuto più crudo e realistico dell’umanità.

Scrooge è un archetipo senza tempo, riflesso di una società corrotta dentro. È una bomba a orologeria, pronta ad esplodere. L’esplosione che ci si aspetta è cruda e tenebrosa, ma il destino decide di sollecitarla ugualmente, perché in realtà lo scoppio è un’esplosione d’amore: egli ha dovuto rivivere il suo passato e rivedere il suo presente con occhi diversi per capire verso quale futuro stava andando.

Risero alcuni di quel mutamento, ma egli li lasciava ridere e non vi badava; perché sapeva bene che molte cose buone, su questo mondo, cominciano sempre col muovere il riso in certa gente.”

CON

Leonardo Bianchi

Ottavia Della Porta

Stefano De Santis

Giulia Di Nicola/Ilaria Giorgi

Fausto Tinelli/Francesco Barra

DRAMMATURGIA Gian Giacomo Della Porta

CON LE OPERE DI Regula Barbara Kaempfer

PROGETTO GRAFICO Alessandro Bianchi 

FOTO DI SCENA Fabrizio Baldassarre

REGIA Leonardo Bianchi