Vangelo secondo Omero rievoca il mito omerico, prendendo a pretesto le vicende di Achille, Patroclo e Briseide, narrate nell’Iliade, piegando il ritmo solenne alla ricostruzione di una vicenda che ha lasciato scarse ma inconfondibili tracce: un legame tra uomini spogliato da ogni morbosità e restituito alla naturalezza con cui i greci antichi riconobbero e accettarono l’omosessualità. La figura femminile, Briseide, vive in perfetta armonia con quell’idea di famiglia che si viene a creare presso la tenda di Achille. I tre sono un’unica realtà legata dai lacci dell’amore.

Nessuno prevarica sull’altro, in una dimensione di affetto trasparente e di coraggio nel lasciare andare ogni tipo di rancore e gelosia. I tre personaggi sono i vertici di un triangolo relazionale in continuo sviluppo e mutamento.
Il triangolo per il Cristianesimo rappresenta la trinità: divinità, armonia e proporzione e racconta anche la completezza e nel contempo l’origine di qualsiasi evoluzione. Vogliamo trattare l’uomo scorporato da ogni periodo storico o culturale e neutralizzarlo, denudarlo e osservarlo. L’uomo vitruviano di Leonardo è rappresentato con due figure perfette al suo interno: il cerchio a rappresentare il Cielo, la perfezione divina e il quadrato a rappresentare la Terra, l’imperfezione divina.

Vogliamo dunque arrivare all’essenza delle vicende del mito e porgere il racconto come un classico senza tempo partendo proprio dallo scontro tra le storie del ciclo omerico e quelle contemporanee. Il complesso rapporto amoroso tra Achille, Briseide e Patroclo non puó essere raccontato oggi senza delle domande che confliggono con la concezione tradizionale dell’amore derivante dal Cristianesimo. L’amore ha come unica forma il matrimonio? La famiglia è l’unico risultato possibile dell’unione tra due esseri umani? Allo stesso modo, dalle vicende omeriche emergono fortemente il legame tra i destini di Achille e Patroclo e le aspettative dei relativi genitori e della società in generale.

In un contesto come quello greco della civiltà della vergogna, che pone le fondamenta su valori inattuali come l’onore e il predeterminismo, l’eroe Achille deve rivestire il ruolo dell’eroe cosí come Patroclo deve rispettare il ruolo del soccombente. In un celebre passo dell’Iliade, Patroclo indossa l’armatura del compagno Achille spacciandosi per il temibile Pelide. In un contesto tale, abitato da personaggi che oggi ci potrebbero apparire bloccati in un’identità rigida e perfino bidimensionale rispetto ai nostri standard, emerge un’altra criticità che ha a che fare con noi nel presente: se ci sentiamo schiacciati dalla nostra identità, desideriamo quella di qualcun altro. Se ci sentiamo non abbastanza, vogliamo diventare qualcuno di più forte, piú noto o piú ricco.
Se ci sentiamo comparse, vogliamo diventare protagonisti. Se, come detto, è impossibile trasporre certi meccanismi di quel mondo a quello di oggi, è pur vero che gli artisti da sempre sentono il bisogno di saziare la stessa fame di infinito, tentando di risolvere enigmi immortali. Il nostro desiderio è quello di iniziare insieme la ricerca dell’origine di un suono nativo, salvifico, ponendo l’uomo al centro, come simbolo dell’aspirazione ad un futuro migliore, nel quale l’umanità assuma sempre più consapevolezza nella ricerca di una sintonia con cielo e terra. La nostra esigenza è quella di cercare di vedere, comprendere e riprodurre questa armonia.

Finalista premio “Petroni” presso il teatro I. DRA di Brescia

Semifinalista progetto “verso sud”